In un momento di grandi cambiamenti per la società civile, per il mercato
del
lavoro, per la nostra categoria e per le libere professioni c'è da costruire
un’ANCL "nuova", che sappia tradurre in azioni concrete ed efficaci
i principi
ispiratori dell'azione sindacale.
Sentiamo la necessità di avere un Sindacato:
- che torni ad essere il riferimento nella politica di categoria;
- che sia al servizio degli iscritti e presente sul territorio;
- che, in attuazione di un largo e diffuso principio di democrazia, attui "scelte
politiche" nel rispetto delle indicazioni fornite dalla base;
- che persegua l’unitarietà della categoria tutta in uno alla crescita
del Sindacato,
valorizzando le risorse interne alla categoria medesima;
- che sia scevro da interessi personali;
- che riacquisti l'etica della politica;
- che metta al centro della sua attività il Consulente del Lavoro;
- che rispetti il ruolo delle Istituzioni di Categoria senza prevaricarne le
attribuzioni;
- che sappia dare, con le proprie azioni, piena risposta all’interrogativo:
“Perché è giusto essere iscritti all’A.N.C.L.”?
I nuovi dirigenti devono prioritariamente chiedersi perché ai Colleghi
convenga iscriversi al Sindacato, perché non sia sufficiente l’iscrizione
all’Ordine
professionale.
La storia della nostra Categoria è la sicura risposta all’interrogativo.
Non dobbiamo dimenticare che senza il Sindacato, oggi, non avremmo
nemmeno l’Ordine e che l’Ordine da solo ha meno probabilità
di riuscita, ha meno
forza.
Non dobbiamo confondere, però, l’importanza di un’azione
sindacale forte
da un’ingerenza nelle quotidiane decisioni. Il Sindacato deve fare politica
ad alto
livello, sui grandi temi, deve fare lobby.
Fatte queste premesse, cercheremo di suddividere la nostra analisi in tre
macro-aree:
• L’A.N.C.L., gli associati e le Istituzioni di Categoria
• L’A.N.C.L. e gli altri (intendendo con questa definizione l’attività
politica
“esterna” dell’A.N.C.L. e la rete dei rapporti con il mondo
delle professioni, con
il Parlamento, i Ministeri, gli Istituti Previdenziali ed Assistenziali, ecc.)
• L’A.N.C.L. e l’azione politica sui grandi temi di interesse
per la Categoria
L’A.N.C.L., gli associati e le Istituzioni di Categoria
L’attività della dirigenza nazionale deve essere orientata alla
realizzazione
dell’”efficienza interna”, che si concretizzerà in:
1. INTENSIFICAZIONE DEI COLLEGAMENTI TRA IL VERTICE E LA BASE
L’attività sarà rivolta alla:
• Creazione
di un collegamento stabile tra le Unioni Provinciali e la
dirigenza nazionale ( Segreteria Nazionale e Giunta Esecutiva
Nazionale in particolare).
Lo scollamento tra la base ed il vertice del Sindacato è uno dei problemi
che
da sempre affliggono la categoria. Sembra quasi che chi si assume il
compito di guidare il Sindacato non riesca più a riconoscere l’assoluta
rilevanza delle istanze della base, come se le sollecitazioni dei Colleghi non
rappresentassero di fatto le vere aspettative di tutta la Categoria. Vengono
confuse spesso con la voglia di rompere delicati equilibri o con prese di
posizione assurde. L’umiltà di saper ascoltare tutti è una
qualità di cui si
deve riappropriare la Dirigenza. Ma non solo. Occorre l’impegno a lavorare
affinché le richieste possano trovare soddisfazione.
• Valorizzazione delle esperienze locali e divulgazione delle stesse sul
territorio.
In varie Province i Colleghi hanno realizzato ingegnosi progetti per sopperire
alle numerose necessità:
• Convenzioni con le Università per assolvere all’obbligo
della formazione
continua e contemporaneamente per consentire ai consulenti del lavoro
interessati di conseguire la laurea;
• Realizzazione di Centri Studi per approfondire le sempre più complesse tematiche;
• Consolidamento dei rapporti con le altre professioni, ecc.;
Perché non esportare queste esperienze e metterle a disposizione di tutti?
Il principio , spesso enunciato ma mai realizzato, di arrivare ad un unico
Centro Studi di Categoria deve essere perseguito con maggior incisività.
Il
momento di coagulo dovrebbe essere la Fondazione Studi del Consiglio
Nazionale dell’Ordine; attorno ad essa dovrebbero orbitare tutte le iniziative
culturali e scientifiche della Categoria. E’ necessario creare uno stabile
collegamento tra i Centri Studi locali e le strutture nazionali, in modo da
evitare la dispersione di energie e risorse. In provincia vi è da sempre
un
fervore di idee ed iniziative che devono essere valorizzate ed amplificate.
Compito della dirigenza nazionale è di creare le condizioni per una
diffusione capillare e generale di studi e ricerche generati in provincia,
senza per questo minare l’autonomia delle strutture locali. E’ necessario
creare questo meccanismo virtuoso in base al quale ogni buona idea e
produzione locale trovi lo strumento per avere valenza e divulgazione
nazionale.
• Organizzazione
di momenti di confronto con i Consigli Regionali
A.N.C.L. sui grandi temi di interesse per la categoria con la
realizzazione sul territorio, almeno una volta l’anno, di incontri tra
l’Ufficio di Presidenza del Sindacato ed i Consigli Regionali
(raggruppati per macro-aree: Nord-Ovest, Nord-Est, Centro, Sud e
Isole).
L’esame delle problematiche sorte nelle singole zone e la definizione
di
piani di intervento per offrire ai colleghi adeguato supporto nell’esercizio
quotidiano della professione rappresentano un intervento indispensabile
della Dirigenza che avendo una visione d’insieme del territorio può
suggerire agevoli soluzioni.
E’ dunque necessario che, in particolare da parte del Segretario Generale
e
dei componenti della Giunta Esecutiva, venga assicurata una costante
presenza sul territorio con iniziative ed occasioni dalla duplice valenza.
Saranno infatti utili per confrontarsi con la base sulle iniziative in fase
di
realizzazione, ma serviranno anche per recepire istanze e bisogni degli
iscritti onde poter esercitare al meglio la rappresentanza e la difesa degli
interessi dei medesimi.
•
Organizzazione efficiente della Segreteria Amministrativa Nazionale
e
definizione di una struttura organizzativa al servizio ed al
collegamento con le Unioni Provinciali.
Si procederà con la creazione di una rete informatica di collegamento
con le
Unioni Provinciali ed i Consigli Regionali basata su:
o Realizzazione del sito ANCL delle Singole Unioni Provinciali
o Riorganizzazione del sito ANCL nazionale con un’area riservata per
le comunicazioni ed i forum con le U.P.
o Istituzione di un “Filo Diretto con l’ANCL” con la possibilità
per gli
iscritti di inviare quesiti, critiche e suggerimenti alla dirigenza
nazionale
o Predisposizione di videoconferenze via internet
Inoltre, sarà necessario potenziare e strutturare in maniera differente
la
Segreteria organizzativa di Roma la cui attività dovrà essere
improntata alla
massima disponibilità nei confronti di Unioni Provinciali, Consigli Regionali
e
semplici iscritti. Dovrà essere ampliato e reso stabile l’organico
in forza;
dovranno crearsi delle fasce orarie più ampie per il ricevimento telefonico;
ma, più in generale, si dovrà avere una struttura organizzativa
a
disposizione di tutti i Dirigenti, nazionali e locali, adeguata cioè
alle esigenze
di un Sindacato strutturato su tutto il territorio nazionale.
2. LA STAMPA DI CATEGORIA
Deve essere potenziato l’uso dei mezzi di comunicazione a disposizione
dell’Ancl per diffondere le idee politiche del Sindacato. Per la 1081,
per esempio,
dovrà essere adottata una scelta chiara: strumento sindacale interno
o mezzo di
diffusione del messaggio dell’Ancl per l’esterno? Se verrà
mantenuta quest’ultima
opzione, come avvenuto in questi anni, bisognerà allora evitare la pubblicazione
di
scritti che creino all’esterno una pessima immagine della Categoria. Si
potrà
alimentare anche il dibattito interno, ma sempre nell’ottica della costruttiva
proposizione senza quindi lo scadimento verbale e dei contenuti. Se invece si
opta
per la prima soluzione, cosa più razionale, bisognerà evitare
l’invio della 1081 agli
Enti e, più in generale, a chi è estraneo alla categoria. Sarà
poi la pagina di Italia
Oggi a dare l’immagine esterna dell’Ancl dovendo contenere non solo
articoli
tecnici ma anche scritti politici. Sino ad oggi l’uso “politico”
della pagina è stato
circoscritto a rare occasioni; occasioni perdute per intervenire con competenza
sulle varie tematiche anche di natura sociale che si susseguono nel tempo. Gli
interventi tecnici, pur di elevatissima fattura quali quelli presenti sulla
nostra
pagina, non rendono appieno la natura della nostra professione che invece deve
partecipare dalle colonne dei giornali al dibattito sulle politiche attive del
lavoro.
Inoltre, è necessario avere una visione nazionale delle varie pubblicazioni
presenti
in categoria, senza ovviamente per questo penalizzare le realtà locali.
Ciò eviterà
la dispersione di risorse preziose e la duplicazione di costi.
La presenza infine dell’Ancl sulla Rivista Unica di categoria dovrà
essere razionale
e non estemporanea. L’Ufficio di Presidenza si farà carico della
gestione dello
spazio destinato al Sindacato, che potrà risultare un fenomenale veicolo
di
propaganda tra i 21.000 colleghi se sapientemente utilizzato. Anche su questa
pubblicazione si dovranno evitare scritti polemici interni alla categoria, considerato
che la stessa deve essere utilizzata per accrescere l’immagine esterna
della
categoria.
3. VERIFICHE PERIODICHE DELL’ATTIVITA’ DELLA DIRIGENZA
DELL’ANCL.
Ai rappresentanti anclisti presenti nelle Istituzioni di categoria è
assegnato
un mandato politico, un programma da realizzare.
L’ANCL si assume la responsabilità di verificarne l’attuazione
e di
monitorare periodicamente lo svolgimento dei lavori.
La domanda conseguente è questa: chi controlla la realizzazione del
programma ANCL approvato dal Congresso?
Qual è la verifica politica alla quale i Dirigenti Sindacali si
sottopongono?
Finora la verifica è sempre stata fatta alla fine del mandato. Troppo
tardi.
Troppo tardi sia per condividere che per criticare l’operato.
Senza volere fare del populismo, ma con la consapevolezza che l’apporto
di tante intelligenze è una ricchezza di inestimabile valore, la verifica
periodica
intesa come intervento costruttivo e non sterile critica può essere uno
strumento
oltre che di grande democrazia anche di sostegno concreto e di stimolo alla
realizzazione del programma congressuale.
Al di là dei confronti periodici in Consiglio Nazionale, tale verifica
avverrà
per il tramite di una apposita riunione dell’Assemblea dei Presidenti
delle
Unioni Provinciali, convocata ai sensi dell’art.21 lett.k dello Statuto,
che avrà
l’attività di verifica in uno specifico punto all’ordine
del giorno.
4. L’ANCL ED I GIOVANI
I giovani rappresentano il nostro futuro.
Non è un luogo comune, ma lo slogan da tenere sempre presente
nell’elaborazione delle strategie di categoria. Sempre presente perché
per molti
giovani l’obiettivo della professione non è più così
allettante, perché gli impegni
finanziari per aprire uno Studio non sono alla portata di tutti, perché
assumersi la
responsabilità di uno Studio in prima persona spaventa.
Un fenomeno preoccupante è quello dei giovani praticanti che superano
l’esame e non si iscrivono all’Ordine. Perché? E’ un
interrogativo al quale
dobbiamo dare risposta. Pensano, forse, che la professione sia il dominio di
pochi
e che non vi sia sufficiente spazio per loro? Oppure sono proprio i problemi
finanziari iniziali a scoraggiare anche i più volenterosi?
Il sindacato deve cercare di capire e programmare iniziative che possano
determinare un’inversione di tendenza a questo comportamento. Più
siamo e più
forti diventeremo. Fortunatamente la nostra professione è così
eclettica che ci
consente di avere sbocchi molto ampi ed assicurare il lavoro a tutti.
Dobbiamo far sì che i giovani siano conquistati dalla nostra professione.
Dobbiamo coinvolgerli nelle iniziative fin da quando sono praticanti, favorendone
l’iscrizione al Sindacato.
Possiamo fin da subito elencare alcune Iniziative da attuare:
• Attuazione dell’articolo dello Statuto Associativo che prevede
modalità di
iscrizione agevolate con quote di iscrizione ridotte
• Realizzazione di iniziative e servizi adeguati, quali:
• Assistenza in fase di avvio dell’attività professionale
con un servizio
di tutoring realizzato dall’Unione Provinciale opportunamente
supportata dalle strutture nazionali e consistente in:
1. Corsi per la corretta applicazione della tariffa professionale e la
predisposizione di preventivi e contratti con la clientela;
2. Informativa sulle norme deontologiche;
3. Sistemi di gestione ed organizzazione dello studio professionale
con monitoraggio dei costi e ricavi riferibili al singolo cliente
• Realizzazione, unitamente all’ENPACL, di un sistema di
finanziamento per chi avvia il proprio studio professionale consistente
in un sistema agevolato di accesso al credito con assistenza nella
fase di istruttoria delle pratiche.
• Coinvolgimento dei giovani nella struttura sindacale con l’impegno
ad
inserirli negli organismi direttivi dell’associazione al fine di preparare
i
dirigenti sindacali del futuro ed avere il necessario confronto per la
predisposizione di servizi adeguati alle esigenze di questi colleghi. Al
proposito, verrà istituita una apposita commissione in seno alla GEN,
opportunamente integrata da esponenti del Consiglio Nazionale, con
il compito di elaborare un progetto di attuazione di questo punto
programmatico.
5. I RAPPORTI CON LE ISTITUZIONI DI CATEGORIA
I rapporti con le istituzioni di categoria dovranno essere improntati:
- alla massima collaborazione,
- al rispetto delle reciproche competenze e ruoli
- alla condivisione dei percorsi per il rafforzamento dell’immagine esterna
dei
Consulenti del Lavoro.
L’ANCL
- è garante del mandato politico conferito ai propri iscritti eletti
in Consiglio
Nazionale ed all’Ente di Previdenza, tenendo in debito conto le scelte
della
base elettorale con le opportune valutazioni politiche;
- ha l’obbligo morale di favorire le migliori condizioni per la realizzazione
dell’iniziale programma dagli stessi sottoscritto;
- garantisce, attraverso l’attività della propria dirigenza nazionale,
un costante
apporto di idee e suggerimenti;
- effettua verifiche periodiche dello stato di avanzamento del programma politico
sottoscritto dai colleghi eletti nelle liste proposte dall’ANCL con l’organizzazione
di momenti di confronto con la GEN ed il Consiglio Nazionale.
Quanto sopra non sta a significare che il Sindacato si arroga il diritto di
ingerire nella quotidiana gestione delle Istituzioni, ma che si propone con
interventi
costruttivi per supportarle nella realizzazione del programma e che agisce da
stimolo con idee innovative ad adeguate alle modificate esigenze nel tempo.
Il
Consiglio Nazionale dell’Ordine ha compiti doverosi che non possono e
non
devono essere intaccati. Comunque, l’azione sindacale dovrà essere
improntata
ad una gestione molto equilibrata tale da contemperare anche le aspettative
di
colleghi non iscritti allo scopo di garantire che le istituzioni di emanazione
“anclista” possano operare con un consenso allargato.
6. L’UNIFICAZIONE SINDACALE
Tanto è stato fatto e tanto ancora c’è da fare. La storica unificazione con Siclam e Ucla ( fortemente voluta anche dai Presidenti dell’Enpacl, Vincenzo Miceli, e del Consiglio Nazionale dell’Ordine, Gabriella Perini) non deve essere vista come un punto di arrivo, bensì coma la base di partenza per raggiungere l’unità sindacale dell’intera categoria. Per rendere sempre più forte l’Ancl, è necessaria un’azione propulsiva mirata a rafforzare l’unità interna e nel contempo ad allargare quanto più possibile la base degli iscritti. Ipotizzare in un futuro a medio termine un Sindacato unitario con la totalità degli iscritti che esercitano effettivamente la professione non è un azzardo elettorale, ma è il forte convincimento di chi vuole con tutta la propria forza rafforzare l’Ancl. Per giungere a questo risultato si deve ovviamente incentivare il tesseramento e ciò sarà possibile anche con l’attivazione promozionale della dirigenza nazionale sul territorio. Come diventerà cosa necessaria l’unificazione con il Sindacato romano che deve essere oggetto di una immediata azione di coinvolgimento. Che i colleghi romani restino ai margini della politica di categoria è un assurdo che deve essere eliminato in tempi rapidissimi. Privare l’azione sindacale di tale forza politica è una dispersione di energie che non può essere tollerata oltre modo. Il Sindacato dei Consulenti del Lavoro deve avere una vocazione unitaria, anche se ovviamente libero e su ampia base democratica deve essere il confronto interno. Sinora è stato fatto poco o nulla per trasformare in realtà queste affermazioni di principio, peraltro già ascoltate . Sta all’Ancl del “rinnovamento” realizzare tutto questo, perché la base lo richiede a gran voce.
L’A.N.C.L. e gli altri
1. RAPPORTI CON LE ALTRE
PROFESSIONI
Gli attuali rapporti con le professioni economiche (Dottori Commercialisti e Ragionieri) attraversano una fase delicatissima a causa della annunciata unificazione dei due ordini professionali citati nella Professione Unica. La norma di legge istitutiva del nuovo ordine è attesa per la fine del 2003.
L’ANCL
- dovrà adoperarsi, insieme con le istituzioni di categoria, affinché
ai Consulenti
del Lavoro non siano sottratte ulteriori competenze;
- dovrà intensificare i rapporti con gli esponenti delle altre categorie
professionali
dell’area giuridica (Avvocati e Notai) che, unitamente ai Dottori Commercialisti
ed ai Ragionieri costituiscono il Comitato Interprofessionale;
- dovrà stimolare l’iniziativa del C.N.O., anche con l’attivazione
di tavoli tecnici
con le Istituzioni coinvolte, affinché questi si adoperi per l’ottenimento
della
riforma del titolo di studio con il riconoscimento di una laurea triennale in
consulenza del lavoro, passaggio obbligato per la successiva revisione della
legge 12/79;
- dovrà Intensificare i rapporti con le associazioni sindacali degli
avvocati, per
portare avanti un percorso comune di conoscenza reciproca con la verifica
della percorribilità di attività comuni. A tal proposito non va
dimenticato che gli
avvocati possono svolgere gli adempimenti di cui all’art.1 della Legge.12/79
e
in più possono occuparsi di consulenza fiscale.
2. CONSILP
Il ruolo dei Consulenti del Lavoro in seno alla Consilp non è stato
adeguatamente valorizzato.
I Consulenti del Lavoro hanno avuto un ruolo tecnico nella fase di rinnovo
del contratto anche se vi sono state non poche tensioni e atti di protagonismo
e di
esautorazione.
La nostra presenza in Consilp va rivista e rimeditata con l’avvio di un
processo di rafforzamento che passi attraverso il rinsaldarsi dei rapporti e
la
creazione di alleanze stabili che ci restituiscano un ruolo politico accanto
a quello
tecnico.
Per questo motivo dovrà essere dato mandato ad un componente GEN di
gestire, per conto dell’ANCL, i rapporti in Consilp e di adoperarsi per
creare le basi
per una nostra presenza nel direttivo.
3. I RAPPORTI CON ISTITUTI E MINISTERI
I rapporti devono essere improntati su livelli di pari dignità, condizione
essenziale per costruire ed impiantare serie relazioni a qualsiasi livello.
L’Ancl dovrà vigilare affinché tali condizioni si realizzino
anche nei rapporti
tra le Istituzioni di categoria e gli Enti Esterni.
Pertanto:
• Siamo favorevoli ai protocolli d'intesa a livello nazionale ma solo
se portano
benefici reali a tutti i colleghi delle varie province. Infatti, I protocolli
nazionali
non potranno non tener conto dell'operatività delle sedi locali degli
istituti
dove, talvolta, i colleghi vivono condizioni di emarginazione rispetto ad una
serie di privilegi concesse alle associazioni datorili, patronati, etc. I
Consulenti del Lavoro sono spesso chiamati a coprire, con la loro
organizzazione di studio, lacune organizzative e strutturali degli enti e
danno un quotidiano contributo alla modernizzazione ed alla semplificazione
delle procedure utilizzate dagli Istituti, ricoprendo un ruolo primario.
Bisognerà proseguire su questa strada, ma richiedendo in cambio servizi
agevolati per i nostri iscritti.
L'Ancl Nazionale fornirà, inoltre, assistenza alle Unioni Provinciali
per la
predisposizione di accordi locali di attuazione dei protocolli nazionali, rendendo
gli
stessi aderenti alle esigenze delle province.
4. I RAPPORTI CON IL MONDO POLITICO
L’Ancl compie quest’anno cinquanta anni di vita.
L’Associazione è nata con l’intento di dare qualificazione
e dignità alla
figura professionale del Consulente del Lavoro.
I padri fondatori del sindacato misero a disposizione tutte le loro risorse
per il perseguimento di un obiettivo comune: ottenere il riconoscimento legislativo.
La loro azione incessante portò all’emanazione della Legge 12/79
che
ottenne un ampio consenso parlamentare.
Al di là delle enunciazioni di principio, è mancata in questi
anni una seria
ed articolata azione mirata ad acquisire posizioni favorevoli per la categoria
in
sede politica. In particolare, è mancata un’azione incisiva in
tale direzione dell’Ancl
che, a differenza dell’Ente di diritto pubblico, è più libera
anche per azioni forti ed
eclatanti.
Le iniziative possono essere molteplici, ma fondamentale deve essere la
decisione di “investire” molte risorse nel tentativo di creare una
vera e propria
azione di “lobby”.
E’ dunque necessario realizzare buone economie di gestione per destinare
una parte considerevole delle entrate a questa attività, corollario indispensabile
per
la riuscita delle iniziative che il Sindacato dovrà proporre in futuro.
E’, inoltre, indispensabile riuscire a creare, dopo anni di tentativi,
una
efficace rete di rapporti con i politici.
Alla costruzione del progetto non potranno essere estranei i colleghi che
operano in provincia che, abitualmente, hanno maggiori possibilità di
contattare i
parlamentari e gli uomini di Governo nel loro stesso collegio elettorale.
L’A.N.C.L. e l’azione politica sui grandi temi di interesse per la Categoria
Il programma politico dell’ANCL dovrà essere incentrato su:
1. RACCORDO TRA IL MONDO DELLA SCUOLA E LA PROFESSIONE
Prima ancora di parlare di argomenti quali la riforma del titolo di studio per
l’accesso alla professione, dobbiamo evidenziare la necessità di
un momento di
raccordo con il mondo della scuola e, più precisamente, con i giovani
che
frequentano l’ultimo anno del corso di studi della scuola secondaria superiore.
Questi ragazzi attraversano una fase delicatissima della loro vita perché
devono effettuare la scelta del corso di laurea che influenzerà poi in
modo
determinante il loro futuro.
Oltre ad una campagna informativa sulla professione di Consulente del
Lavoro, da svolgersi capillarmente in ogni singola provincia italiana, così
come del
resto già avviene in alcune realtà, organizzando momenti di incontro
con i giovani
discenti, è opportuno utilizzare un altro strumento:
• i Tirocini estivi di orientamento previsti dall’art. 60 del Decreto
Legislativo
n. 276/2003 di attuazione della Legge n. 30/2003. Con tale strumento, è
data la possibilità a giovani che frequentino un corso di studi superiore,
di
partecipare durante le vacanze estive ad un tirocinio con fini orientativi e
di
addestramento.
La durata massima del tirocinio è di tre mesi e lo stesso è
localizzato nel periodo dell’anno coincidente tra la fine di un anno scolastico
e l’inizio del successivo.
Proponiamo il ricorso a questa forma di inserimento perché riteniamo
che possa
essere un valido strumento per far conoscere ai giovani la nostra attività
e
l’organizzazione dello studio professionale del consulente del lavoro.
Ovviamente, tale iniziativa assume una valenza notevole se, a farsene
promotore, è l’Ancl attraverso le sue unioni provinciali.
L’Ancl, con la sua struttura nazionale, predisporrà il progetto
nelle sue
linee generali e ne divulgherà l’iniziativa con una campagna informativa
nazionale
sulla stampa di categoria e sulle testate con una maggiore diffusione nel settore
libero-professionale, tendente ad evidenziare il ruolo sociale dei consulenti
del
lavoro e l’attenzione che la categoria riserva al mondo della scuola.
Le Unioni Provinciali ed i Consigli Regionali che aderiranno all’iniziativa,
stipuleranno convenzioni con i Provveditorati agli studi, le Province e le Regioni.
I
contenuti del novellato articolo 117 della Costituzione fanno scaturire una
serie di
attività decentrate agli Enti locali che non possono non essere oggetto
dell’attività
del Sindacato. Anche in questa ipotesi trova necessità realizzativa la
“ rete “ tra
consulenti del lavoro, il cui studio è stato ipotizzato dal Consiglio
Nazionale
dell’Ordine due anni orsono in collaborazione con il Censis e che bisogna
portare a
compimento.
A sostegno dell’iniziativa, verrà realizzato un testo, specificamente
studiato
per la particolare platea di lettori, che illustri la genesi e la storia della
nostra
categoria professionale oltre che le specificità e le caratteristiche
della nostra
figura.
2. RIFORMA DEL TITOLO DI STUDIO
Dovrà essere realizzato il progetto di riforma con l’individuazione
della
laurea di 1° livello come requisito minimo per l’accesso alla professione
e la
previsione di vari percorsi di specializzazione per l’ulteriore biennio.
Per ottenere la giusta evidenza che merita la nostra professione, dovremo
qualificare la nostra professionalità incrementando i momenti di scambi
di idee e di
progettualità con il mondo universitario.
Con la riforma universitaria, ogni ateneo è titolare di una offerta formativa
che nell’ambito di un più generale inquadramento legislativo, ha
portato alla
creazione di una moltitudine di percorsi di laurea.
Alcune università hanno introdotto il corso di laurea di 1° livello
in
Consulenza del Lavoro.
Da un esame di tutti i piani di studio emerge un dato importante: al di là
di
quelli che sono gli insegnamenti fondamentali del corso di laurea in Servizi
Giuridici, gli altri crediti formativi sono diversamente distribuiti in corsi
con
programmi disparati.
Ancora una volta, altri dicono cosa fa e chi è il Consulente del Lavoro.
Per dare vera attuazione alla riforma del titolo di studio e, più in
generale,
della nostra professione, i Consulenti del Lavoro devono invertire questa linea
di
tendenza, predisponendo un progetto di Corso di Laurea in Consulenza del
Lavoro, approvato e certificato dalla categoria.
Da qualche mese, il Ministero dell’Università ha emanato un Decreto
Ministeriale che detta le modalità per l’istituzione delle Università
Telematiche.
Queste ultime, possono essere create da organismi privati ed erogano i loro
servizi per il tramite della formazione on-line, conferendo titoli di studio
in tutto
identici a quelli rilasciati dalle università tradizionali.
Proponiamo di istituire una Università Telematica dei Consulenti del
Lavoro.
Questo progetto, certamente ambizioso, potrà essere realizzato con il
concorso di tutte le componenti della categoria: Consiglio Nazionale dell’Ordine,
Enpacl e Ancl.
La Fondazione Studi potrà fornire il supporto operativo e tecnico per
la
gestione dei corsi on-line. Accanto al corso di laurea di 1° livello, è
ipotizzabile
l’istituzione di percorsi di laurea specialistica che si differenzino
sulla base delle
caratteristiche e delle inclinazioni dei singoli allievi.
La realizzazione di questo progetto risponde alla necessità della creazione
di un unico percorso formativo riconosciuto dalla categoria come valido per
l’accesso alla professione.
Non va dimenticato, infatti, che la maggior parte degli attuali iscritti, così
come avvenne per i Ragionieri Commercialisti quando optarono per l’elevazione
del loro titolo di studio, è in possesso di un diploma di scuola media
superiore.
Non è giusto affrontare una riforma che consenta a chi lo vorrà
di
concludere il ciclo di studi parificandosi con i colleghi che in futuro accederanno
al
nostro Ordine.
Deve essere trovata giusta soluzione nella norma transitoria anche per tutti
i colleghi, che sono al momento iscritti all’Ordine e che devono vedere
riconosciuta
la loro professionalità al massimo livello.
I colleghi che quotidianamente svolgono la loro attività professionale
assillati da mille impegni e dall’evoluzione normativa, si trovano certamente
in
difficoltà di fronte ad una offerta formativa di tipo tradizionale.
Chiunque di noi si troverebbe a disagio nell’abbandonare il proprio studio
nel corso della settimana per recarsi in una qualunque università a frequentare
i
corsi di preparazione agli esami.
Ecco ulteriormente evidenziata la validità di una offerta formativa di
tipo
innovativo basata sul concetto dell’e-learning erogato per il tramite
di una
piattaforma multimediale.
Collegandosi semplicemente ad un computer dotato di connessione
internet, si potrà frequentare un’aula virtuale con lezioni, test
ed esercitazioni oltre
al contatto con i docenti.
Unica procedura simile al vecchio ordinamento universitario è quella
che
prevede l’obbligo di sostenere gli esami di persona di fronte alla commissione
esaminatrice.
Ma “l’Università Telematica dei Consulenti del Lavoro”
avrà come
vantaggio anche questo: i colleghi potranno sostenere le loro prove d’esame
presso le strutture della categoria con un sistema di gestione degli appelli
che
tenga in debita considerazione anche le loro esigenze professionali.
L’Ancl, per quanto le compete, ha una lunga tradizione di centri studi
locali
che operano spesso in sinergia con gli istituti universitari e che possono farsi
promotori di contatti e fornire informazioni sulle esperienze territoriali.
Il Centro Studi Nazionale dell’Ancl darà il suo contributo fattivo
per la
realizzazione del progetto e la gestione di alcuni corsi di studio di taglio
tecnicoprofessionale.
Occorre, certamente, porre attenzione agli effetti che le nuove regole di
accesso possono produrre nell’ambito della previdenza della categoria,
in
particolare l’obbligo del possesso della laurea per l’iscrizione
all’Albo.
In ogni caso, pur essendo corretto valutare attentamente le ripercussioni
sul funzionamento del nostro sistema previdenziale, non si può prescindere
dall’impegnarsi per la modifica del titolo di studio.
Infine, per dare sempre maggiore stabilità al sistema previdenziale di
Categoria e contemporaneamente incentivare l’iscrizione all’Ordine
da parte dei
praticanti, si potrebbe discutere per un’eventuale modifica all’attuale
Statuto
dell’ENPACL finalizzata a rendere obbligatoria l’iscrizione all’Ente
anche da parte
dei praticanti stessi. In analogia a quanto accade presso la Cassa Forense,
costoro potrebbero ottenere la cancellazione al termine del periodo di praticantato,
qualora non intendessero iscriversi all’Ordine.
Tale novità è peraltro in sintonia con le recenti modifiche statutarie
e
regolamentari (settembre 2003) che hanno previsto la facoltà di riscatto
anche per
gli anni di praticantato.
3. RIFORMA DEL PRATICANTATO
Nel riformare il titolo di studio per l’accesso alla professione sarà
necessario intervenire organicamente sul periodo di praticantato.
Si dovranno tenere in debita considerazione le esigenze di chi è
impegnato in un corso di laurea universitario triennale e non può iniziare
il periodo
di tirocinio al termine del corso di studi. Dovremo prevedere una contestualità
almeno parziale dei due episodi formativi.
Il praticantato andrà riformato anche sul piano delle procedure
amministrative, uniformandole e semplificandole, privilegiando l’aspetto
contenutistico del percorso formativo.
E’ necessario proporre una modifica al decreto ministeriale di disciplina
del
praticantato, prevedendo momenti di verifica della preparazione del praticante
affidati agli Ordini provinciali ma gestiti con un piano operativo nazionale
che tenda
ad armonizzare i livelli di preparazione dei giovani su tutto il territorio.
In sostanza, quel che si propone, è l’adozione da parte dei consigli
provinciali di un programma di studi concordato con la Fondazione Studi che
contempli anche verifiche semestrali o annuali del rendimento con l’ausilio
delle
tecnologie informatiche, introducendo anche il sistema dei test da effettuarsi
sulle
varie materie oggetto d’esame differenziati per i singoli anni di praticantato.
Resta
inteso che tali verifiche saranno a sostegno del praticante, senza dare per
questo
al Consiglio provinciale il ruolo di verifica finale che compete solo alla
Commissione esaminatrice.
Per i praticanti, l’Ancl in collaborazione con gli Ordini e la Fondazione
Studi, proporrà dei corsi di formazione e di preparazione all’esame
di stato
ricorrendo, anche in questo caso, alla predisposizione di supporti audiovisivi
ed
informatici con un collegamento a distanza.
Obiettivo dell’Ancl deve essere quello di sostenere il giovane che si
sta formando per accedere alla professione di Consulente del Lavoro e, nel
corso di questo delicato periodo, educarlo allo spirito ed alla cultura
sindacale.
Non va sottaciuto che, in questo modo, si potranno ottenere svariati
benefici quali:
• Miglioramento delle conoscenze e della cultura professionale e sindacale
di
chi si appresta a diventare un nostro collega;
• Creazione di un “serbatoio” di nuove leve per il sindacato.
Va evidenziato, infatti, che la realizzazione di un percorso all’interno
del
sindacato fin dal periodo di pratica pone le basi per avere la conferma
dell’adesione all’Associazione anche all’atto dell’accesso
alla professione.
Questo è l’obiettivo che si pongono tutte le Unioni Provinciali
ma, spesso,
esse si scontrano con le oggettive difficoltà di coordinamento e di predisposizione
di percorsi formativi adeguati.
In molti casi, le dimensioni delle nostre Unioni sono tali da non consentire
neanche la progettazione di qualche convegno o pubblica iniziativa.
E’ per questo motivo che la struttura nazionale deve impegnarsi in un
processo di armonizzazione sul territorio del percorso formativo, valorizzando
anche le esperienze già fatte a livello locale, e creando dei sistemi
di erogazione
della formazione che possano essere fruibili dalle piccole e dalle grandi realtà
nella
medesima maniera.
4. RIFORMA DEGLI ESAMI DI STATO
Attualmente, gli esami per l’accesso alla nostra professione sono disciplinati da norme che prevedono l’istituzione di commissioni d’esame nominate nelle varie regioni e province autonome che, altrettanto autonomamente, predispongono i testi delle prove scritte. Si verifica, pertanto, una differenziazione dei temi d’esame che comporta, altresì, un diverso sistema di valutazione dei candidati e, non va taciuto, situazioni diversificate anche in merito ai livelli di difficoltà delle medesime prove. Per le ragioni esposte nei punti precedenti, la categoria deve perseguire la riforma delle procedure da adottarsi per gli esami di stato. L’obiettivo, infatti, è quello di uniformare oltre che i livelli di preparazione dei candidati attraverso un approccio sistematico alle materie durante il periodo del praticantato, anche le ipotesi di accesso alla professione. Non si possono condividere e non contribuiscono certamente alla credibilità esterna dei Consulenti del Lavoro, quelle situazioni in cui il numero dei candidati che superano gli esami di stato sono assolutamente al di fuori di quelli che sono i riscontri percentuali provenienti dalla maggior parte delle regioni italiane. Al fine di evitare situazioni come quelle sopra descritte e di dare omogeneità alle procedure è indispensabile prevedere una riforma che preveda le medesime prove di esame e che applichi alle stesse, compatibilmente alla normativa in materia, le moderne tecnologie.
5. FORMAZIONE QUALE GARANZIA DI PROFESSIONALITÀ
Nel programma politico dell’ANCL dovrà essere dato grande rilievo
alla
formazione attraverso l’elaborazione di questi punti:
• obbligatorietà dell'aggiornamento continuo:
il Consiglio Nazionale ha emanato il regolamento per la formazione continua
obbligatoria del Consulente del Lavoro che ha dato molteplici risultati,
incrementando notevolmente la presenza dei colleghi alle iniziative organizzate
dall’Ancl, dai Consigli Provinciali e dagli Enti formatori autorizzati.
Nel
regolamento va opportunamente disciplinata la condizione di chi, nonostante
le
proposte formative in essere, non accetta di aggiornarsi, individuando un
adeguato sistema sanzionatorio che non sia necessariamente penalizzante ma
che rafforzi l’importanza del processo formativo come strumento che realizza
due ordini di risultati:
1) l’aggiornamento e l’implementazione delle conoscenze degli iscritti all’Ordine;
2) la garanzia verso i terzi che i Consulenti del Lavoro sono i veri professionisti della consulenza del lavoro.
• creazione di modelli formativi che utilizzino le moderne tecnologie,
tra cui la
formazione a distanza via internet:
a questo proposito valgono le considerazioni già fatte in precedenza
per la
formazione universitaria on-line. Ad ulteriore specificazione, va detto che
le
moderne tecnologie tra cui le videoconferenze e le attività di e-learning
possono essere applicate a tutte le tematiche oggetto della nostra professione.
Esse, accanto alla tradizionale attività convegnistica e seminariale,
possono
rivelarsi estremamente valide per l’approfondimento di temi professionali,
soprattutto in quelle realtà locali dove l’esiguità del
numero degli iscritti agli
ordini ed al sindacato, rende difficile per mancanza di risorse adeguate,
l’organizzazione di giornate di studio tradizionali. La realtà
della professione in
Italia è complessa e risente certamente anche delle aree geografiche
di
intervento. Accanto a Consigli Provinciali con centinaia di iscritti, esistono
molti
CPO che ne hanno poche decine. Questi ultimi, con gli scarsi introiti che
affluiscono dagli iscritti, spesso si trovano in difficoltà a coprire
i costi della
normale gestione amministrativa dell’Ente. Per queste realtà, ma
certamente
anche per le più strutturate, il sindacato ha il compito di studiare
azioni a
supporto che consentano ai colleghi che vi operano di aggiornarsi e dare
attuazione alle norme del Regolamento per la Formazione continua obbligatoria
del Consulente del Lavoro. Non è giusto e non è corretto che si
creino
situazioni di disparità anche in merito all’applicabilità
ed alla fruibilità di
interventi previsti nell’ambito di una norma regolamentare di carattere
generale.
Per questi motivi, una buona parte delle risorse dell’Ancl andranno investite
in
progetti formativi innovativi che ci consentano di eliminare le differenziazioni
geografiche e coinvolgano tutti i colleghi in un’unica comunità
virtuale.
• creazione di una figura professionale di consulente del lavoro che risponda
alle
esigenze del mercato ma il cui percorso di acquisizione delle conoscenze sia
certificato dalla categoria, attraverso un percorso formativo e di aggiornamento
permanente rigoroso e comprendente tutte le materie oggetto della professione
per come esplicitate nella legge 12/79. Non possiamo infatti che concordare
con Maurizio De Tilla, presidente Adepp, quando nella prefazione al libro “Le
professioni intellettuali” di F. Rabotti afferma: ”…. senza
un forte percorso di
studi, di regole di accesso e di codici di comportamento le professioni non
possono trovare tutela”.
6. PROFESSIONE UNICA
Il presupposto della professione unica, come più volte pubblicamente sostenuto da rappresentanti del Governo, è il riordino in un'unica legge di due professioni fotocopia con competenze identiche. Ma nelle leggi a cui fanno riferimento sia i dottori che i ragionieri non vi sono competenze in materia di consulenza del lavoro. Se si deve discutere di queste, allora si deve parlare anche dell'inserimento dei Consulenti del Lavoro nella professione unica. È importante riaprire la strada del dialogo con i dottori e i ragionieri, prioritariamente con le loro associazioni sindacali, prima che la situazione normativa sia definita; e ciò perché si devono assolutamente tutelare gli iscritti che svolgono anche attività in campo fiscale. Le diffidenze delle altre professioni scaturiscono dal mancato elevamento del titolo di studio; non c’è controprova che anche in presenza di una riforma in tal senso, l’ostracismo nei nostri confronti sia destinato ad essere mantenuto. Come Sindacato, abbiamo il dovere di stimolare il nostro Consiglio Nazionale ad attivare tutte le iniziative utili per la realizzazione in tempi rapidissimi di questa riforma il cui ulteriore rallentamento potrebbe portare a situazioni non più recuperabili. Obiettivo di breve periodo infatti deve essere quello di poter formulare la domanda di adesione al Comitato Interprofessionale, per il tramite del Ministero di Giustizia sotto la cui egida è stato costituito.
7. LA CONSULENZA FISCALE
Le indagini e la conoscenza approfondita della nostra categoria segnalano
la forte presenza percentuale di colleghi che svolgono attività in campo
fiscale.
E’ difficile individuare i numeri esatti, ma se si afferma che trattasi
di
almeno metà degli iscritti si è vicini alla reale situazione esistente
sul territorio con
un arrotondamento per difetto.
Quindi, pur avendo la nostra categoria una vocazione lavoristica, è
impensabile trascurare questa realtà; anzi, deve essere impegno precipuo
del
Sindacato porre in essere azioni miranti alla salvaguardia di chi svolge attività
in campo fiscale.
Specie dopo l’accorpamento nella Professione Unica di commercialisti e
ragionieri, si sente forte la necessità in categoria di una maggiore
tutela in questo
settore.
Una larga fetta di iscritti funge da consulente unico delle aziende ed è
questa una condizione che deve essere tutelata ed assistita dal Sindacato.
Pur in assenza di una specifica previsione normativa, potrebbe apparire
superfluo elencare in questa sede la prassi e la giurisprudenza che tali
competenze hanno consolidato. Richiamare alcune delle norme che appaiono in
tal senso maggiormente significative, serve invece anche a sottolineare
l’importanza della materia fiscale per la nostra categoria:
decreto legislativo 9 luglio 1997, n.241, art.36, che attribuisce ai consulenti
del
lavoro la “certificazione tributaria”. A questo decreto ha fatto
seguito il D.M. 29
dicembre 1999 del Ministro delle Finanze che recepisce i principi di revisione
fiscale elaborati dai Consigli Nazionali dei dottori commercialisti, dei ragioni
e
periti commerciali e dei consulenti del lavoro, nonché il
D.M. 25 marzo
2002
che dispone in materia con riferimento alle dichiarazioni dei redditi dell’anno
2001. In materia, piace segnalare la pronuncia n.307 della Corte
Costituzionale, emessa in data 20 giugno 2002, ove argomenta che :
“la riforma della materia concernente l'assistenza fiscale del
contribuente ha inteso attribuire nuove responsabilità ai soggetti che
prestano tale assistenza alle imprese, ne curano la redazione delle
scritture contabili, ne predispongono ed elaborano le dichiarazioni in
materia tributaria. La delicatezza della operazione di certificazione ha
costretto il legislatore delegato, si rileva nella memoria, ad individuare
ed imporre il possesso di particolari requisiti di capacità professionale
agli appartenenti alle categorie abilitate al rilascio della certificazione.
Detta certificazione, peraltro, non costituendo un obbligo per il
certificatore, ma una sua scelta discrezionale, può essere rilasciata
solo quando i risultati dei riscontri effettuati evidenziano una corretta
osservanza delle norme tributarie relative a tutte le componenti
oggetto della certificazione.”
legge 28 maggio 1997, n. 140 e D.M. 27 marzo 1998, n.235, che ai fini della
concessione delle agevolazioni fiscali a sostegno dell’innovazione delle
imprese industriali stabiliscono che la richiesta, attestante la sussistenza
delle
condizioni richieste, degli obiettivi e dei costi sostenuti, sia controfirmata
da…“
un professionista iscritto all’albo dei dottori commercialisti od a quello
dei
ragionieri e periti commerciali od a quello dei consulenti del lavoro”;
decreto legislativo 28 dicembre 1998, n.490, che modifica e sostituisce l’articolo
78 della legge n.413/1991, confermando l’attribuzione, agli iscritti all’albo
dei
dottori commercialisti, ragionieri e periti commerciali nonchè dei consulenti
del
lavoro, della possibilità di:
- apporre il visto di conformità, dei dati delle dichiarazioni dei redditi,
alla relativa documentazione e alle risultanze delle scritture contabili;
- asseverare che gli elementi contabili ed extracontabili comunicati
all’A.F. e rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore
corrispondono a quelli risultanti dalle scritture contabili e da altra
idonea documentazione. legge 17 luglio 1975, n.400, che norme intese ad uniformare ed accelerare la
procedura di liquidazione coatta amministrativa degli enti cooperativi e dispone
la nomina dei commissari liquidatori , da parte del Ministero del lavoro, scelti
in
una terna composta da persone iscritte agli Albi professionali degli avvocati
e
procuratori legali, dei dottori commercialisti, dei ragionieri, dei consulenti
in
materia di lavoro.
Dal 1998 si sono, infine, susseguite le diverse norme che hanno attribuito
ai Consulenti del Lavoro, insieme agli altri professionisti del settore giuridicoeconomico,
il compito della trasmissione telematica di tutte le tipologie di
dichiarazione fiscale, in particolare quelle predisposte dai soggetti abilitati
a tale
trasmissione.
Una soluzione che va nella direzione della tutela di entrambe le
“anime” della nostra categoria è quella dell’ingresso
nel Comitato
Interprofessionale.
Trattandosi infatti di un’iniziativa associazionistica delle professioni
economico-giuridiche, nata sotto l’egida del Ministero di Giustizia, è
assolutamente
necessario attivare ogni iniziativa per concretizzarvi l’adesione.
Trattandosi di una iniziativa nata nell’ambito ministeriale, le possibilità
di
ammissione sono alte se i requisiti in nostro possesso sono uguali a quelli
posseduti da altri partecipanti, nella fattispecie i ragionieri.
8. IL CONTENZIOSO TRIBUTARIO
È necessario intensificare la pressione politica per la riammissione al patrocinio completo nel contenzioso tributario. La previsione normativa con cui è stato sancito il ripristino di questo nostro diritto acquisito, contenuto nell’art.2 lettera g) della legge 80/03 del 7/04/03 (“Delega al Governo per la riforma del sistema fiscale statale”) delegava la concretizzazione ad un provvedimento successivo, del quale a distanza di oltre sei mesi non se ne hanno notizie. L’art. 10 della medesima legge, infatti, assegna il termine di due anni dalla sua entrata in vigore per l’emanazione dei decreti legislativi di attuazione. Al momento però nulla si è concretizzato ed i consulenti del lavoro proseguono ad operare tra mille difficoltà in una situazione professionale estremamente imbarazzante. Non ci si può fermare alle dichiarazioni d'impegno della classe politica ma si deve lavorare per un consenso più ampio basato su una presenza qualificata sui media e sulla predisposizione di un percorso formativo di qualificazione/riqualificazione. Nel momento in cui si sta varando la professione unica tra ragionieri e commercialisti e vi è la richiesta di questi ultimi di ottenere esclusive in ambiti riservati alla L.12/79, non possiamo non far sentire la nostra voce per chiedere il rispetto degli impegni assunti per il rientro nel contenzioso oltre che la tutela dei nostri interessi. La sensazione che si ha al momento è di una passiva attesa degli eventi che l’esperienza ci ha insegnato quanto siano aleatori.. La vitale esigenza di ottenere il ripristino della competenza piena nel procedimento tributario, unita alle difficoltà patite dai colleghi in questi lunghi anni, deve porre in posizione prioritaria questo aspetto programmatico per la Dirigenza nazionale ed impegnarlo al perseguimento del risultato sperato. Accanto a tale attività è utile organizzare corsi di formazione e/o di aggiornamento professionale sul tema, utili ai giovani iscritti e a chi è stato obbligato a rallentare l’attività legata al contenzioso tributario .
9. LA REVISIONE CONTABILE
La presenza di migliaia di consulenti del lavoro tra i Revisori Contabili testimonia la vocazione fiscale della categoria, che il Sindacato deve rappresentare e tutelare al pari di quella lavoristica. Nel settore della revisione contabile si stanno evolvendo situazioni in cui è necessario inserirsi per ampliare le potenzialità professionali dei consulenti del lavoro. Oltre ad un’attività mirante alla rivisitazione dei requisiti d’idoneità, l’azione sindacale deve rivolgersi ad alcune situazioni in essere che possono aprire ulteriori spazi professionali per i Consulenti del Lavoro. La recente, organica, riforma della disciplina delle società di capitale e delle società cooperative cambia, fra l’altro, il ruolo e le funzioni del collegio sindacale, modificandone la composizione e prevedendo la possibile coesistenza con altre forme di controllo, quale il controllo contabile sulla società, esercitato da un revisore contabile o da una società di revisione iscritti nel registro istituito presso il Ministero della giustizia. Il novellato articolo 2397 del codice civile prevede che, nell’ambito dei membri effettivi e di quelli supplenti del collegio sindacale “Almeno un membro effettivo ed uno supplente devono essere scelti tra gli iscritti nel registro dei revisori contabili istituito presso il Ministero della giustizia. I restanti membri, se non iscritti in tale registro, devono essere scelti fra gli iscritti negli albi professionali individuati con decreto del Ministro della giustizia, o fra i professori universitari di ruolo, in materie economiche o giuridiche.” Quanto ai controlli demandati al collegio sindacale dal sopra richiamato articolo 2403 è quindi assolutamente del tutto indubbio che gli iscritti agli Albi curati dai Consigli Provinciali dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro abbiano tutti i requisiti necessari. Devono essere dunque poste in essere azioni tendenti ad inserire i Consulenti del Lavoro tra quelle categorie di soggetti che, unitamente ai revisori contabili e, sicuramente ai Ragionieri ed ai Dottori Commercialisti, nella riforma del diritto societario faranno parte dei nuovi collegi sindacali. Inoltre, per ciò che concerne il collegio dei revisori negli enti locali, la terna è attualmente composta dal Presidente (iscritto nel ruolo dei Revisori) e da due membri (un ragioniere ed un commercialista). Anche alla luce della formazione dell’Albo Unico delle professioni contabili, la doppia nomina perde certamente di attualità trattandosi di soggetti iscritti al medesimo Ordine. Quindi, è certamente plausibile che uno dei due membri sia individuato tra gli iscritti all’ordine dei Consulenti del Lavoro; d’altronde la voce di bilancio degli enti locali relativa al costo del personale dipendente è una delle maggiori componenti negative. E ciò giustifica ulteriormente una pressante attività del Sindacato nella direzione della ricerca di maggiori spazi per i Consulenti del Lavoro nella Revisione Contabile.
10. GLI ENTI LOCALI ED I CONSULENTI DEL LAVORO
Da tempo, gli Enti Locali e la Pubblica Amministrazione hanno avviato un processo di esternalizzazione di una molteplicità di servizi tra cui quello dell’amministrazione del personale. Le proporzioni di tale fenomeno fanno si che si possa dire che trattasi di un settore in cui i consulenti del lavoro possono trovare ottime prospettive di inserimento. Certamente, la gestione di un ente locale differisce sostanzialmente da quella di una normale attività aziendale; pertanto, è necessario rapportarsi a questa realtà predisponendo specifiche attività di formazione. L’Ancl, che ha già intrapreso questa strada proponendo un corso di formazione a distanza , dovrà ulteriormente potenziare la propria offerta formativa, anche in considerazione del grande interesse riscontrato in questi mesi. I Consulenti del Lavoro, oltre che occuparsi della gestione esterna del personale, possono trovare un valido riconoscimento alla loro professionalità con l’inserimento nei Nuclei di Valutazione delle Pubbliche Amministrazioni. Tali Nuclei di Valutazione, istituiti ai sensi del decreto legislativo n.286/99, sono composti da professionisti ed hanno per finalità la valutazione delle performance dei dirigenti, il controllo di gestione, la valutazione ed il controllo strategico. Nel valutare le prestazioni rese dai dirigenti, si evidenziano anche quelli che sono gli eventuali fabbisogni formativi del personale e gli scostamenti rispetto ai piani di gestione. Come è facilmente intuibile, è proprio l’attività di valutazione del personale a far risaltare la figura del consulente del lavoro che, tra i professionisti dell’area giuridico - economica, è quella storicamente specializzata nella gestione delle risorse umane. L’attività nei citati Nuclei di Valutazione richiede la conoscenza dei percorsi formativi del personale e delle tecniche di valutazione degli stessi; pertanto non si potrà prescindere dal predisporre corsi di formazione a sostegno dei colleghi che intendano specializzarsi in questa funzione.
11. LA RIFORMA DEL MERCATO LAVORO
Ai consulenti è assegnato il ruolo di intermediari dell’incontro
tra domanda
e offerta di lavoro attraverso una fondazione o un soggetto giuridico creato
in
seno al CNO.
L’Ancl deve avere un ruolo di garante delle aspettative della base,
espresse periodicamente dai rappresentanti della consulta Regionale degli ordini.
Deve, inoltre, promuovere una attività di formazione specialistica dei
CDL
in materia di intermediazione, selezione, ricollocazione.
Non è sufficiente, infatti, aver ottenuto un riconoscimento di ruolo;
è
necessario prevedere un percorso formativo adeguato che nasca in seno alla
categoria e che non sia tributato totalmente dall’esterno.
Ma è anche necessario attivarsi per far sì che i punti di criticità
contenuti
nella Riforma trovino rimedi immediati.
I negativi effetti dell’allargamento indiscriminato delle nostre competenze
si
stanno già manifestando in molte aree del Paese, con conseguenze in molti
casi
preoccupanti.
L’art.31 contiene la previsione che i gruppi di impresa possano delegare
lo
svolgimento degli adempimenti di cui all’art.1 della legge 12/79 alle
società
capogruppo per tutte le società controllate e collegate; mentre il medesimo
articolo
assegna la stessa facoltà ai consorzi nei confronti delle società
consorziate.
Qualunque soggetto privo dei requisiti di professionalità, che sarà
difficile
chiamare d’ora in poi “abusivo” e che voglia svolgere la nostra
attività non dovrà
far altro che costituire una società ed un consorzio cui far aderire
la sua società e,
man mano, i propri clienti che delegheranno alla sua società consorziata
lo
svolgimento degli adempimenti previsti dalla nostra legge istitutiva.
Anche in presenza di una volontà liberalizzatrice del mercato, non è
detto
che detta operazione debba violare i requisiti minimi della professionalità
e della
tutela della qualità del servizio offerto agli utenti.
Aver affidato a soggetti assolutamente privi di competenza e scevri da
qualsiasi controllo deontologico è stato un gravissimo errore a cui è
necessario
porre rimedi i tempi immediati.
La Riforma del Mercato del Lavoro ha visto coinvolta la nostra categoria,
ma su questa vicenda è necessario che il Sindacato sia attivo senza ulteriori
indugi.
Grande impegno peraltro dovrà essere profuso per l’acquisizione
del ruolo
di certificatori nel rapporto di lavoro. Bisogna riprendere l’avviato
discorso sulla
certificazione contributiva interrotto dopo il IV° Congresso di categoria
rilanciando
l’iniziativa ed ampliandola per riconprendervi anche un lavoro di interpretazione
dei
nuovi istituti contrattuali introdotti dalla Riforma Biagi .
Il rilascio della certificazione , infatti, è preceduto da una fase interpretativa
nella quale devono essere analizzati molteplici aspetti tra cui la rispondenza
della
volontà delle parti con la fattispecie giuridica sulla base della quale
si è instaurato il
rapporto di lavoro.
Questa fase interpretativa è da sempre patrimonio e pane quotidiano dei
consulenti del lavoro che, nell’espletare la loro attività , svolgono
costantemente
l’importante ruolo di applicazione della norma giuridica astratta ai vari
casi
specifici.
Lo spirito della legge delega è stato in parte tradito in fase legislativa,
laddove assegnava un ruolo ai consulenti del lavoro nella certificazione dei
rapporti
di lavoro. A questo proposito, attiveremo una forte azione sindacale per riaffermare
il ruolo di garanti della fede pubblica ricoperto dai consulenti del lavoro
e per
proporre, prioritariamente, che gli stessi per il tramite dei Consigli Provinciali
dell’Ordine possano rientrare tra i soggetti abilitati.
Nelle more di un’auspicabile modifica legislativa, ci si dovrà
attivare
affinché tra i componenti delle Commissioni istituite presso le Direzioni
Provinciali
del Lavoro siano inclusi anche i rappresentati dei Consulenti del Lavoro. L’Ancl
e il
Consiglio Nazionale dell’Ordine dovranno lavorare in stretta sinergia
per
promuovere il nostro inserimento e per attuare iniziative di grande visibilità
esterna
che sostengano il nostro ruolo. Tra queste dovrà certamente figurare
il
completamento dei principi di asseverazione contributiva e la predisposizione
di un
lavoro interpretativo-applicativo sulle nuove figure contrattuali; esse infatti
attualmente per il carattere di assoluta novità della norma sono carenti
proprio sul
piano della fruibilità immediata.
L’Ancl si impegnerà ad individuare un progetto formativo che fornisca
i
colleghi adeguati strumenti conoscitivi sulle varie fasi della certificazione
del
rapporto di lavoro.
12. LA CERTICAZIONE ETICA DEL RAPPORTO DI LAVORO
E‘ questa un’altra grande opportunità di lavoro che la categoria
non può
lasciare ad altri.
In questo attuale momento storico, tutti gli Stati del mondo occidentale
stanno lavorando per individuare delle norme proprie che garantiscano la
responsabilità sociale al loro interno.
Allo stato, l’unica norma universale è la SA 8000, nata negli USA
su
emanazione del SAI (Social Accountability International).
Nessun altro professionista più dei consulenti del lavoro può
essere
indicato quale “competente” in questa materia e su questo presupposto
bisogna
riprendere il percorso, dapprima iniziato e poi inspiegabilmente interrotto
dall’Ancl,
per rilanciare la figura del consulente del lavoro.
L’idea potrebbe essere quella di fare accreditare l’Ancl quale Ente
di
certificazione e/o formazione.
All’interno di tale nostra organizzazione, che necessita di vari requisiti,
adeguatamente comunque raggiungibili, si andrebbe a creare un gruppo di
“auditors” qualificati e un gruppo di formatori per auditors e consulenti,
e all’esterno
un gruppo di consulenti di sistema.
Ma al di là degli aspetti più strettamente operativi, vi è
da rilanciare
l’immagine del consulente del lavoro quale certificatore dell’eticità
del rapporto
di lavoro, figura unica nel panorama professionale nazionale ed europeo.
Va ripresa la strada abbandonata in questi anni, così come va ripresa
l’iniziativa dei corsi di formazione per Auditor di sistemi di Qualità,
organizzati
dall’Ancl e frequentati da molti colleghi, che non ha prodotto i risultati
promessi .
Il percorso professionale della nostra categoria corrisponde alla perfezione
alla figura del certificatore etico, proprio per l’intrinseca e specifica
preparazione
dei consulenti del lavoro in tema di applicazione al rapporto di lavoro della
normativa legata al rispetto ai Fondamentali Diritti dell’Uomo.
Il sistema normativo italiano è caratterizzato da una normativa molto
garantista e precisa da questo punto di vista; i consulenti del lavoro sono
i
principali soggetti che interpretano ed applicano tale normativa.
Con questi presupposti giungere ad avere un ruolo centrale nell’ambito
della certificazione etica è un passo semplice e va fatto con grande
determinazione.
CONCLUSIONI
Con il presente programma si è voluto delineare quell’insieme di
interventi
che, in modo diffuso, i colleghi iscritti richiedono alla dirigenza nazionale
dell’ANCL.
Non è un programma meramente operativo. Contiene l’enunciazione
di
principi che, anche se qualcuno ritiene che non rivestano un carattere di novità,
è
bene richiamare e non dimenticare assolutamente.
Chi si propone di guidare il Sindacato Unitario A.N.C.L. deve sempre aver
ben presenti i principi ispiratori del sindacato e le strategie, concordate
con la
base, per la trasposizione in atti concreti degli stessi.
Il Vocabolario della Lingua Italiana, alla voce Sindacato recita:
“Associazione che si costituisce per promuovere e difendere gli interessi
economici e professionali degli iscritti”. Pertanto, il sindacalista è
chi promuove
e difende gli interessi degli iscritti.
Unicamente questa sarà l’attività che svolgerà chi
sarà eletto in forza
del presente programma.
Pertanto, i nostri candidati nell’aderire alle linee programmatiche del
“Rinnovamento dell’ANCL”, si impegnano:
- a non utilizzare l’Ancl quale mero “trampolino” di lancio
per altri incarichi
istituzionali, dando garanzia qualora eletti componenti della Giunta Esecutiva
Nazionale del mantenimento delle cariche per tutto il quadriennio per cui si
risulta eletti in Congresso;
- a sottoporsi a periodiche verifiche politiche da parte della base e del Consiglio
Nazionale Ancl, in particolare inerenti l’operato della Gen e del Segretario
Generale . Per troppo tempo ciò non è avvenuto, o si è
verificato solo a fine
mandato . Ciò invece dovrà avvenire in modo da “controllare
i controllori”,
creando così un circolo virtuoso che ricondurrà il Sindacato all’interno
di un
sano confronto democratico;
- ad astenersi, nell’ottica di una gestione trasparente e democratica,
dallo
stipulare convenzioni o comunque affidare incarichi a Società, di qualsiasi
tipo
e natura, compartecipate da Consulenti del lavoro che ricoprono cariche
istituzionali o sindacali di qualsiasi livello;
- ad essere al servizio degli iscritti ed a tutelarne gli interessi in ogni
sede. La
sempre maggiore erosione delle competenze del consulente del lavoro, da
parte dei soggetti più vari (non ultimi i centri di elaborazione dati,
le
associazioni sindacali di categoria, i consorzi e le società collegate)
è avvenuta
anche grazie ad una politica sindacale dell’Ancl volta per lo più
a proporre
servizi per i consulenti. Essi vanno intesi e mantenuti esclusivamente quali
strumenti necessari per ottenere le indispensabili risorse, ma devono avere
un
ruolo di strumentalità rispetto alle azioni politiche del Sindacato,
apparse sinora
poco incisive particolarmente rispetto alle grandi società di consulenza
che
hanno aggredito il nostro mercato di riferimento.
La fiducia del Congresso darà la necessaria spinta per l’attuazione
del programma
che nasce con la consapevolezza che i prossimi anni saranno decisivi per la
nostra professione, così come per tutte le professioni liberali, impegnate
nella
gestione del movimento riformatore e delle direttive comunitarie. I prossimi
quattro
anno saranno decisivi per il futuro dei Consulenti del Lavoro; è dunque
necessaria
una visione quanto più possibile responsabile e democratica con cui attuare
le
scelte migliori nell’interesse esclusivo degli iscritti.